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Raggiungere gli obiettivi non significa necessariamente sentirsi bene

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Quando il successo non basta

Raggiungere gli obiettivi, affrontare le difficoltà, non riuscire a fermarsi e continure a fare ciò che serve. Da fuori può sembrare che tutto funzioni. Dentro, invece, può esserci la fatica di dover essere sempre all'altezza.

Questa è una delle possibili forme della sovraperformance: non semplicemente fare molto ma organizzare la propria vita intorno al risultato, al dovere ed alla necessità di continuare a funzionare.

Quando il risultato diventa una misura di sé

Il meccanismo può essere semplice: obiettivo → impegno → risultato → nuovo obiettivo.

E appena raggiunto qualcosa, invece di fermarsi, la mente pensa già a ciò che manca:

"Potrei fare meglio."
"Ancora un piccolo sforzo."
"Quando avrò finito, mi riposerò."

Il problema non è l'ambizione. Il problema nasce quando non riusciamo più a fermarci.

Per alcune persone, inoltre, la performance può avere un significato più profondo: essere capaci, utili o avere successo può essere diventato un modo per sentirsi riconosciuti, al sicuro o all'altezza. In questi casi il risultato non è più soltanto un risultato ma può diventare una risposta alla domanda: "Quanto valgo?".

L'obiettivo non è rinunciare all'ambizione: occorre domandarsi "Da dove nasce la mia spinta? Sto andando verso qualcosa che desidero davvero oppure sto cercando di allontanarmi dalla paura di non essere abbastanza?".

Quando il corpo chiede di rallentare

Stanchezza, tensione, irritabilità, difficoltà a staccare, sonno poco ristoratore, bisogno continuo di fare sono segnali che spesso impariamo a ignorare: "Non è il momento", "prima devo finire", "ancora un po'".

Così possiamo continuare a funzionare bene, ma anche sentirci progressivamente meno presenti nella nostra vita. Imparare ad ascoltare questi segnali non significa diventare meno ambiziosi. Significa accorgersi di ciò che sta accadendo prima che il bisogno di fermarsi diventi un vero e proprio limite.

Imparare a fermarsi senza sentirsi in colpa

Nella vita come nello sport, non serve soltanto saper spingere. Serve anche saper cambiare ritmo, alternare intensità e recupero, concentrazione e pausa. Il recupero non è il contrario della performance: è ciò che permette alla performance di essere sostenibile.

Cambiare ritmo può iniziare da gesti molto semplici: una pausa realmente vissuta come pausa, una passeggiata senza cellulare, qualche minuto all'aria aperta, un momento della giornata senza obiettivi da raggiungere.

All'inizio può comparire disagio e fermarsi può sembrare una perdita di tempo, soprattutto quando si è abituati a misurare le proprie giornate attraverso ciò che si riesce a fare. Ma una pausa non è necessariamente un'interruzione del percorso: può essere parte del percorso.

Non fare meno, ma cambiare ritmo per una performance più consapevole

Forse la domanda non è:

"Quanto posso ancora spingere?"

Ma:

"Come posso esprimere al meglio le mie capacità senza consumare me stesso nel processo?"

Nel Mental Training e nella Psicologia dello Sport questo significa lavorare sulla concentrazione, sulla gestione della pressione, sulla fiducia, sulla regolazione dell'attivazione e sulla capacità di recuperare. In un percorso di supporto psicologico può significare comprendere più profondamente quei meccanismi che ci portano a sentirci continuamente sotto pressione, a cercare approvazione o a fare fatica a fermarci.

Nel mio lavoro mi interessa proprio questo punto d'incontro: la persona prima della prestazione, perché crescere, raggiungere obiettivi e migliorarsi non dovrebbe significare essere continuamente in lotta con sé stessi.

A volte non serve fermare tutto ma occorre imparare a cambiare ritmo, ascoltare i propri segnali e trovare un modo più consapevole e autentico di stare dentro ciò che facciamo.

Imparare a cambiare ritmo

Se riconosci alcuni di questi meccanismi nella tua esperienza e senti il bisogno di comprendere meglio il tuo modo di affrontare obiettivi, pressione e prestazione, un percorso di Mental Training e/o di supporto psicologico può aiutarti a fare maggiore chiarezza e a costruire un rapporto più equilibrato con le tue risorse e i tuoi limiti.

Per saperne di più o per prendere un appuntamento è possibile utilizzare l'apposito modulo oppure contattarmi via e-mail o telefono.


Dr.ssa Daria Carli Giori
Psicologa, Psicoterapeuta, Terapeuta EMDR a Sesto Calende (VA)

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